Mappa dei miei viaggi

Pochi viaggi, sì, ma intensi!!

mytravelQuesta la mia mappa su http://www.mytravelmap.tk/

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Se questo è un insegnante… ovvero: anima o voto?

Sono un ragazzo.
Vengo a te, mio insegnante.
Ti porto un sussurro. Riesci a udirne la poesia?

Sono un ragazzo.
Vengo a te, mio insegnante.
Mi dirai cosa pensare,
o mi mostrerai come farlo?
Mi insegnerai le risposte oppure la magia del porre buone domande?

Sono un ragazzo.
Vengo a te, o mio insegnante.
Apprendere sarà solo fare le cose in modo giusto o fare cose giuste?
Una questione di piacere o di dovere?

Sono un ragazzo.
Vengo a te, o mio insegnante.
Cosa conterà di più per te – la mia anima o i miei voti?

Sono un ragazzo.
Vengo a te, o mio insegnante.
Puoi insegnarmi a tracciare il mio cammino personale,
o mi indirizzerai su binari precostituiti?

Sono un ragazzo.
Vengo a te, o mio insegnante.
Ti lascerò cavalcando i miei punti di forza
o dopo aver inciampato nei miei punti deboli?

Sono un ragazzo.
Vengo a te, o mio insegnate.
Ti porto tutto ciò che sono, tutto ciò che posso diventare.
Ti rendi conto di quanta fiducia ripongo in te?

Poesia di Carol Ann Tomlinson
in Adempiere la promessa di una classe differenziata, LAS, Roma, 2006.

Che dire?

Se questo è un insegnante, se questa è la strada, beati gli alunni!

Forse è proprio così: dobbiamo cambiare approccio e metodo.
Non più insegnanti-depositari-del-sapere ma diventare induttori-di-entusiasmo-per-l’apprendimento.

Ciò che aiuta è dare sempre, anche nelle fatiche, fiducia e speranza di futuro, di successo.

Ne sarò capace come tuo insegnante, ragazzo?
Saprò prendere su di me la fiducia che vedo ogni giorno e renderla utile?

Credo nella forza che mi dà vedere un sorriso nell’impegno, negli occhi che pensano e nelle mani che fanno.

…Cosa conterà di più per te: la mia anima o i miei voti?

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Fino a quando?

Condivido questa immagine, senza ulteriori commenti…

paris-bruxelles© Plantu, 2016 – fonte: https://twitter.com/plantu/status/712229072512884736

Come a Parigi, mi ritrovo a celebrare il mio orrore cercando di non sprecare inutili parole.

Riposino in pace, tutti.

 

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Ricetto anch’io…

Chi mi conosce sa che sono un buongustaio.
Una buona forchetta, anche se mi sono messo un po’ a dieta (niente di castigante, giusto un regime alimentare tranquillo adattato a me e applicato quotidianamente e… siccome funziona ora devo anche cambiare il mio guardaroba perché nel giro di più di 15 mesi sono calato un bel po’…)
Comunque, la domenica sarebbe dieta-free quindi mi posso concedere dei manicaretti: risotto ai funghi porcini e zucca e torta bagigiotta.

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monocromatico o 50 grigi?

In pratica.. “da #050505 a #fafafa” (fonte: siamogeek)

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Mi stanca un po’ l’esposizione mediatica della pellicola presente da settimane nelle sale cinematografiche con molte proiezioni al giorno…

Per dire: nel solo pomeriggio del giorno di S. Valentino, in un multisala, erano programmate 10 proiezioni, per cui o si vedeva quel “film” o si stava a casa. Ho scelto la seconda opzione.
E anche nei giorni scorsi, dicono, le sale erano piene zeppe (di quasi sole donne!!!).
Non andrò a vederlo perché mi sembra un film inutile e fatto anche male. Sopravvivero lo stesso!

Oggi leggo una “nerdrecensione” di Paolo Attivissimo, cioè una libera recensione fatta (da un nerd) in linguaggio nerd.
Ai più può sembrare senza senso, ma a chi è dentro il mondo dell’informatica risulta simpatica, divertente ed anche acuta.

Enjoy!!

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Je suis Erri

Volevo starmene buono buono, ma anche stavolta non me la sento.

Ho seguito un po’ la vicenda di Erri de Luca, scrittore e saggista, che ho iniziato a leggere e che apprezzo per la conoscenza approfondita del mondo ebraico.

La notte di Natale ho letto – e per me è alquanto inusuale “leggere” – il suo libretto su Maria “In nome della madre” che mi ha commosso.

Dopo poco sento la notizia del suo rinvio a giudizio per alcune frasi sulla TAV e di un pamphlet che ha scritto (La parola contraria) per “difendersi” fuori dai tribunali. L’ho acquistato on-line e l’ho letto appena arrivato. Questa volta mi ha commosso diversamente: mi ha coinvolto. Mi sembrava di essere anch’io parte di quella ingiustizia.

Mi ha colpito questa frase di Erri de Luca che ho letto in “La parola contraria”:

La nostra libertà non si misura in orizzonti sgombri,
ma nella conseguenza tra parole e azioni.

Nell’aula di Tribuane di Torino il 28 gennaio 2015
non sarà in discussione la libertà di parola.
Quella ossequiosa è sempre libera e gradita.
Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo.
Per questo diritto sto nell’angolo degli imputati.

Oggi ho cercato informazioni sull’udienza di apertura del processo avvenuta il 28 gennaio. Eccolo, seduto nell’angolo degli imputati:

img-video© Ansa La presse

Con piacere vedo che altri si sono “sentiti parte” di questa ingiustizia.

Anch’io… JE SUIS ERRI’

img-video© Ansa La presse

Spero si risolva con un “il reato non sussiste” perché, in caso contrario, saremmo tutti un po’ più a rischio, visto che si può  sempre meno dissentire liberamente e intelligentemente.

Perché questa volta no c’è una levata di scudi per difendere la libertà di espressione?

Forse perché non ci sono azioni eclatanti? Forse perché non ci sono lutti? Forse è perché ci siamo già dimenticati delle parole vuote e banali versate a fiumi, inflazionando il concetto stesso di “libertà” così che ora non sappiamo più riconoscere quando viene subdolamente ingabbiata?

Rischio di diventare polemico: succede perché ho letto questo articolo a firma di Michele Brambilla su La Stampa on line (29/1/2015) dal quale cito questo paragrafo:

Detto questo, però, una cosa deve essere chiara. Sotto processo non c’è la libertà di espressione, ma frasi che giustificano o addirittura sollecitano atti violenti per contestare qualcosa che si ritiene sbagliato; e sono frasi pronunciate in momenti in cui in Valsusa c’erano incidenti, aggressioni, feriti, minacce. De Luca ha tutto il diritto di pensare che ribellarsi in modo violento sia giusto: l’ha detto in tante occasioni, nel corso della sua vita. Non ha il diritto, però, di ritenersi irresponsabile di quello che dice; di scindere quello che scrive da quello che accade, magari dicendo, come ha fatto nel suo libro, che «se dalla parola pubblica di uno scrittore seguono azioni, questo è un risultato ingovernabile e fuori dal suo controllo». Eh no. Di quello che si scrive, si risponde. Magari non in un aula di giustizia, ma si risponde.

Non sono d’accordo.
Mi spiego e parto dal principio che “ciascuno è responsabile di ciò che fa e dice”.
E Erri de Luca lo sta dimostrando andando in aula.
Non posso però ritenerlo responsabile per ciò che qualcun’altro fa, proprio perché non lo ha “fatto” lui. Ciascuno è perseguibile solo per le azioni commesse da lui stesso e questo vale anche per i mandanti di reati (vedi reati mafiosi ecc).
Molto semplicemente, secondo me, Erri de Luca non può essere incriminato per azioni compiute da altri.

E poi – polemicamente. Il principio di responsabilità vale solo per gli intellettuali? Gli autori delle immagini incriminate e offensive di Charlie Hebdo hanno il diritto di ritenersi irresponsabili? Le vignette – qualcuno potrebbe rilevare – non sono parole. Ma qualcuno disse “Una immagine vale più di mille parole”.
I vignettisti possono incitare con aggressività “passiva”. Gli scrittori intellettuali devono asservire perché pericolosi.

Complimenti alla mancanza di coerenza. “A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca” disse – mi sembra – Andreotti. Perdonatemi, sto peccando…

Erri de Luca è in quell’aula per lo stesso diritto che consente a tutti di esprimersi, anche a chi non concorda con lui. Questa è libertà.

A mio parere, quando il potere è ottuso e autoreferenziale (vale anche per il quarto potere) teme più il dissenso pertinente e intelligente – appunto, la parola contraria – che la sua stessa corruzione, morale e mentale.

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Voce fuori dal coro? Serve. Sempre.

avvenire-articolo-anzani-9-1-15Volevo starmene buono buono, zitto zitto…

Ma non posso tacere – d’altronde è con la parola che mi guadagno da vivere.

Non voglio ripetere parole scontate, rese banali da troppa semplificazione e poco approfondimento, che mi stanno un po’ stancando.

Poi ho letto un articolo di Avvenire che esprime una posizione nella quale mi ritrovo, e ho deciso di uscire dal silenzio del coro cantante.

Lo linko qui per non disperdelo: è apparso sull’edizione del 9 gennaio 2015 a firma di Giuseppe Anzani.

Due passi dall’articolo, giusto per invitarvi a leggerlo.

Le parole di rivolta possono diventare vane se non si comprende la ragione dell’accaduto e se si sbaglia, adesso, il da farsi.

e ancora

Un cordoglio che sembra un grido di battaglia contro il sacrilegio inverso commesso dagli assassini per spezzare «le matite» della libertà. Anche questa sembra una sigla sacra, un rito pieno di dogmi, il timbro della civiltà dei lumi violata dai barbari. Per questo non serve e basta a superare lo schema ostile frontale.

Ci vuole anche qualche voce “contraria” per capire la complessità di quello che accade e non ridurre la realtà per costringerla dentro schemi troppo stretti.

Grazie Dott. Anzani (magistrato, giurista, …)  e grazie Avvenire per l’onestà intellettuale e sentimentale che ci proponete.

Mario

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